BLACK HEART, STRONG PASSION.

Padre pugliese, madre macedone, sono nato a Monaco di Baviera. A 11 anni sono arrivato in Italia con la mia famiglia.
Il primo tatuaggio? Un piccolo cuore nero. Me lo ero tatuato io, a china, per una ragazza. Avevo 14 anni.
A pensarci ora, è iniziata così la mia vita da tatuatore. Ai tempi volevo solo fare un gesto romantico, io, bravo a disegnare e a dipingere a olio, pronto a iscrivermi all’Istituto d’Arte di Firenze.
Pochi anni dopo ho sostituito i colori a olio con l’inchiostro e le tele con la pelle: la mia. Ho imparato a tatuare su di me, da autodidatta. Affascinato dalla storia dei tatuaggi Traditional, i miei preferiti, ho poi sperimentato stili, tecniche, disegni astratti, realistici, tribali, colori.
Il potere del tatuaggio, però, mi si è svelato quindici anni fa, quando ho iniziato a tatuare altri e a fare pratica in alcuni centri a Monaco di Baviera. Tatuare è un rito. Si compie in due. Inizia con l’ascolto, fondamentale per entrare in sintonia con chi ho di fronte e poi per dare forma a un desiderio, un momento importante della vita, un affetto. Chi mi dà fiducia incondizionata, lascia che io disegni a mano libera direttamente sulla sua pelle: Free Style si chiama questa tecnica, ma per me è pura arte.
A chi mi chiede che lavoro faccio, rispondo che “sono” un tatuatore. A farmi andare ogni giorno nel mio studio di Busto Arsizio, aperto due anni fa, è la passione, nient’altro che la passione. Alla fine non è un caso se tutto è iniziato con un piccolo cuore nero.


“Una ricorrenza, un affetto, un’amicizia, un legame, un sogno, un’impresa, una sfida, una frase che dà forza: sono tanti i motivi per farsi fare un tatuaggio.
Ognuno ha il suo.
L’importante è essere consapevoli che un tatuaggio è per sempre: non si torna indietro.”



“Ogni persona tatuata si porta via una piccola parte di me e la tiene con sé ovunque vada: a casa, in viaggio, in Italia, nel mondo.
Quale altra arte dà questo grado d’intimità e libertà?
Per me, solo il tatuaggio!”